Il tempo del commiato

melagrana

Stamattina mi sono svegliata alle 2.40. E’ l’ora profonda della notte, il momento in cui, se ci sveglia, ci si ritrova nel palazzo dell’ansia, secondo la medicina tradizionale cinese. Anche secondo l’Ayurveda è l’ora in cui Vata domina, e Vata può, se in eccesso, creare ansia.

Non mi capita quasi mai, ringraziando il Signore ( e la Signora). Le rare volte in cui accadde, fu per lutto, separazioni, senso di oppressione per le troppe cose da fare che incombono alla soglia della veglia, o iperstimolazione sensoriale e mentale.

Credevo che stanotte il motivo fosse stato proprio l’iperstimolazione. Sono stata al festival di lettaratura che ospitiamo a Pordenone ogni anno, Pnlegge, e mi sono abbeverata di sollecitazioni mentali di vario genere, raffinate e stimolanti.

Ma non è tutto qui il motivo: nel corso degli anni sono diventata,infatti, discretamente brava a ridurre la mia tendenza naturale a sobrequedar, una parola spagnola meravigliosa, difficilmente traducibile, che indica il fare troppo di tutto insieme, sempre e comunque.

Il motivo è nell’intensità della melagrana, nell’urgenza della pioggia, nel precipitarsi del giallo della foglia: è il tempo di Navaratri.

Navaratri è la mia festa preferita,tra tutte quelle Hindu che conosco. La celebro da quando l’ho vissuta per la prima volta in India, non sapendo nulla. Ora ne so ben poco di più, perchè come tutti i simboli i suoi significati e sensi sono inesauribili, ma la vivo con molta più aspettativa, coscienza, attenzione e preparazione.

E’ una festa dedicata al Principio, che abita tutto, nella forma della Dea, della Shakti, della Madre Divina.

Si celebra ad ogni cambio di stagione, ed è una splendida occasione di accomiatarsi con discrezione dal mondo esterno e avventurarsi nel proprio mondo interno. E’ riaffacciarsi al proprio giardino, chiedendosi perché mai ce ne siamo allontanati. E’ ricordarsi della nostra vibrazione più sottile che abita nella parte interna del cuore e sentirla risuonare fin dentro i denti.

Tendevo ad arrivare a questo appuntamento come chi arriva a una sessione di meditazione di gruppo in ritardo, dopo aver corso in macchina e aver telefonato tutto il tempo; il tempo che ci metti a entrare nella giusta dimensione ed è già ora di andarsene.

Questa volta invece è diverso: ci arrivo abbastanza gradualmente, senza troppi spasimi e acrobazie per far combaciare il tutto e, in più, la mia figlioccia-nipotina mi traghetterà, come una vera paraninfa, all’entrata del tempo della Dea. Niente di meglio che una bimba di (quasi) 9 anni che dorme a casa tua la notte prima e che si sveglia il giorno dell’inizio: la Dea sarà qui, anche di più del solito e avrà la sua forma.

Auguro a chiunque legga queste righe di poter sperimentare, durante questa settimana, quella gioia che è la matrice del nostro essere e che abbiamo in comune con l’Universo.

Jay Ma.

 

 

 

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