Supponenza

Ho avuto, da che mi ricordi, la brutta tendenza a pensare a come gli altri potessero stare meglio o essere più felici di come fossero, seguendo le mie indicazioni, consigli, esempio, stile di vita.

Ciò credo che mi derivasse da una natura parecchio direttiva e sufficientemente giudicante. Accoppiata pessima.

Ritrovarsi a pensare a come starebbe più in salute qualcuno a te caro, se solo seguisse i tuoi consigli; insistere perchè qualcun altro si metta a fare corsi vari, perchè gli farebbero bene; offendersi perchè qualcuno non ti ha chiesto il parere su un argomento su cui avevi molto da dire; rimuginare, come gli anziani, sulla brutta china che sta prendendo l’esistenza di qualche tapino o tapina e via discorrendo…

Facendo la terapista, seppur non la psicoterapeuta, raccolgo le confidenze e i dilemmi altrui, Mi piace molto ascoltare, da sempre, e a quasi tutti piace parlare di sè, per cui il gioco riesce abbastanza semplicemente.

Chi viene da me si scopre a chiedermi consigli e suggerimenti di varia natura, su vari aspetti e lati oscuri delle sua vita, e io mi scopro a darglieli, per fortuna con garbo e gentilezza, a tratti inaspettati anche per me.

Sono stata (mi piace usare il passato prossimo, perchè indica comunque che l’azione si è conclusa, forse) sempre discretamente tranchant nel mio consigliare agli altri, sopratutto quando il consiglio non era richiesto.

E’ dunque con discreta meraviglia che accolgo una nuova meno stessa, sempre meno critica e supponente. Che sia perchè soddisfo questo “bisogno” con il mio lavoro, o perchè col tempo maturano anche le nespole o anche forse perchè, se Dio vuole, sto diventando più accogliente grazie alla pratica quotidiana, o tutte queste cose assieme.

E così mi sono ritrovata a intravedere di sfuggita un’amica, che la vita ha leggermente distanziato da me, per mille motivi, e a realizzare, con la stessa immediatezza di un pugno che si trasforma in rosa, quanto fosse bella.

Quanto fosse perfetta così com’era, così diversa da come immaginavo che lei dovesse diventare per essere felice, eppur felice, funzionante, a suo agio in se stessa, nel suo modo di essere così distante dal mio, eppure ugualmente valido, buono, giusto.

E’ stata un’apertura bellissima, sull’accettazione della perfezione di ciò che è, così com’è, distante e sideralmente diverso da quello che tu immaginavi dovesse essere.

E ti ridimensioni. Per fortuna.

E ti espandi all’accettazione. Meraviglia.

 

 

 

 

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