Quando le cose vanno come devono andare

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Una delle mie parole preferite in sanscrito è dharma.

E’un simbolo, più che una parola; in quanto simbolo, racchiude in sè innumerevoli significati, che mai possono esaurire il suo senso, sempre e perennemente sovrabbondante ogni possibile definizione.

Dharma è verità, ciò che è appropriato; è il dovere di ognuno, l’obbligo morale; è il giusto, il virtuoso, il meritorio; è il modo in cui le cose sono e il modo in cui dovrebbero essere.

In quest’accezione ne vorrei parlare oggi.

Ho sempre amato la modalità tradizionale di insegnamento : in India e in Italia, quando sono stata a lezione di hindi o di Ayurveda, ero da sola, a tu per il tu con l’insegnante, o in un ristretto gruppo. Oltre a sentire con le orecchie, vedere con gli occhi, comprendere con la mente e trascrivere con le mani, era lo stare a stretto contatto con la conoscenza di qualcuno ciò che, forse, mi ha più insegnato qualcosa.

Era l’amore per la materia,  che passava dal cuore dell’insegnante al cuore dell’allievo, quello che rendeva possibile la comprensione. Anche se non comprendevi, perchè erano cose così diverse, lontane e astruse, il solo fatto che qualcuno che le amasse te ne parlasse e te le mostrasse era già abbastanza.

Ne intuivi la bellezza, l’importanza, stupendoti di quanto ignoravi di ignorare. Ciò avveniva di solito alla fine della lezione quando, alle periferie della tua comprensione, cominciavano a manifestarsi dei paesi che fino ad allora ti erano sconosciuti e, con essi, il desiderio di andarci, di partire alla descobierta de la isla. 

Poteva anche non interessarti più, una volta scoperta, ma dovevi passarci, dovevi provare a vedere se quello era il luogo verso cui sentivi quello struggimento così forte, quell’appartenenza inspiegabile…

Ero un po’ orfana di tutto questo: avevo di nuovo voglia di imparare, di affidarmi, di sedermi sul ciglio di un nuovo mondo e di stupirmi, ancora e ancora, di quante cose ignori e di quanti misteri abitano il mondo e la creazione.

Volevo ancora fascinazione, affreschi epici, cosmogonie, genesi, fisiologia misterica, simbolismo, Dio e i suoi lanci di dadi con il mondo.

E, finalmente, li ho ritrovati. Senza nemmeno cercare troppo l’occasione, avverando, ancora una volta, la frase che afferma che, quando il discepolo è pronto il maestro arriva. 

Non sapevo nemmeno di volerlo un insegnante, ma nel momento in cui il Dottor Dorigo ( di cui ho già scritto qui) mi ha proposto di essermi insegnante e di condividere con me parte di quello che lui sa, ho accettato subito, ringraziandolo e ringraziando l’Universo di questa splendida occasione.

E in questo si è manifestato il dharma, nella sua profonda bellezza, quando ciò che è, è quello che dovrebbe essere. In questo caso il mentore e l’allieva, il saggio studioso della materia della creazione e chi, come me, è apprendista stupefatto della sua bellezza,  pronto a sentir cantare le sue meraviglie; l’anziano che tanto ha visto e studiato e la giovane (quasi non più per altro) che si sta affacciando alle leggi che governano tutto.

Avere questa possibilità, di essere così in linea con ciò che è giusto, vero, con ciò che dovrebbe essere, mi fa sentire perfettamente al mio posto.

Auguro a tutti un sentire del genere, in tutte le sue variegate forme

 

 

 

 

 

 

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