Lettera aperta ai vegani

Sono stata vegetariana per 10 anni,di cui 4 vegana.
Poi ho smesso.
Tutti quelli a cui lo racconto si stupiscono, perché, di norma, accade il contrario.
Lasciatemi dunque raccontare il perché.
Ero nei miei 20 anni quando decisi di diventare vegetariana.Come,immagino,un po’ tutti quelli che decidono per questa scelta,ero chiamata a rispondere del perché e del per come e a ribattere punto per punto a critiche,osservazioni, battute sarcastiche.
” Ma,scusami,non hanno un’anima anche le carote?”
” Ma gli esseri umani sono nati per mangiare gli altri animali”
” Ma come fai per le proteine?”
” Ma tanto uccidono lo stesso gli animali,anche se io non li mangiassi”
E via discorrendo…
Ero furibonda di dover giustificare una scelta consapevole,meditata,compassionevole, critica,ecologicamente rispettosa agli occhi di chi,per me,non stava compiendo nessuna scelta e si permetteva di criticare la mia,così ragionevolmente in linea con un’Etica Universale.
Scrivo FURIBONDA e RIBATTERE e DIFENDERE e GIUSTIFICARE,perché questo ero e facevo.
Vorrei poter ricordare di essere stata equidistante e in pace con tutti nel voler vivere la mia scelta, ma non ero così.
Ero intransigente,intollerante, criticissima,sempre pronta a dare battaglia e a scodellare pistolotti vari su tutti i possibili aspetti del veganesimo e vegetarianesimo.
Ero preparata su tutti i fronti: spirituale, filosofico, antropologico, economico, sociale e li scatenavo come un arsenale su chi si avventurava a discutere con me su questo aspetto.
Una vera fascista pigna in culo.

Poi,parecchio poi,qualcosa è cambiato.

Andai in India per la prima volta e lì mi sentii a casa.
Non c’era bisogno di spiegare nulla,né di giustificare niente: essere vegetariani in India è un’abitudine alimentare della maggior parte della popolazione e le sfumature del vegetarianesimo sono innumerevoli come le suddivisioni delle caste.
C’era chi era strettamente vegetariano,chi mangiava anche pesce o uova,chi mangiava solo carne di animali piccoli, o di animali senza sangue; chi si cibava di solo latte e chi solo della frutta che cadeva dagli alberi…un meraviglioso universo di milioni di sfumature…
Una volta ritornata in Italia perseguii nella mia scelta,ma con molto meno accaloramento.

Una sera mi ritrovai a una cena fra amici,molto cari: eravamo in 17 e TUTTI,tranne me, ordinarono una fiorentina,con tutte le sue diverse modalità di cottura: ben cotta,cotta,al sangue, GRONDANTE SANGUE.
Io presi le mie verdure e rimasi a condividere la commensalitá,cosa che, tempo prima,non avrei ritenuto possibile.

Quello stesso anno andai, per la prima volta,a fare visita al mio Guru.
Lui è di famiglia brahmana,la casta più alta della società hindu,e con il maggior numero di prescrizioni alimentari.
Era vegetariano da generazioni e generazioni.
Quando diventò monaco aderì,tra le altre cose,anche alle indicazioni alimentari del suo ordine spirituale.
Uno dei miei primi giorni in Sua compagnia presi coraggio e Gli chiesi cosa pensasse del vegetarianesimo.
Ero piena di dubbi : da tempo mi veniva l’acquolina in bocca sentendo l’odore del pollo arrosto,ma mi sentivo ancora in colpa per ricominciare a mangiare animali,per tutta una serie di buoni anzi OTTIMI MOTIVI.
Ricorderò per sempre quello che mi disse:
” Nella nostra tradizione non esiste differenza tra puro e impuro,perché nulla è impuro. Tutto ciò che esiste è formato da 5 elementi ed è destinato a morire.
Tutto sta nell’intenzione con cui ti approcci al cibo.
Tutto quello che noi mangiamo è Dio,che viene offerto al nostro fuoco interno per sostentare il Dio che noi siamo”

Rimasi.
Rimasi.
Rimasi.

Mi ci vollero anni per integrare questo pensiero nella mia vita e ancora adesso che lo sto scrivendo, mi sconvolge per la sua maestosità e rivoluzionarietá.

Non esiste nulla che sia impuro…
Non esiste nulla che possa sottrarsi alla morte…
È Dio che offre se stesso al fuoco della sua forma che siamo noi…

Potete comprendere anche voi la grandezza di queste parole?
Potete anche voi capire come tutto sta nell’intenzione con cui al cibo ci si approccia?
Potete immaginare di poter cambiare,quasi alchemicamente, le vibrazioni del cibo, modificando la vostra attitudine nei confronti di esso?
Potete anche voi stupirvi di come sia meraviglioso il rito dei macellai mussulmani, ad esempio, che,tra le tante prescrizioni che seguono, sacrificano l’animale ringraziandolo per la sua vita offerta a noi?
Potete anche voi pensare che,come disse il Cristo, il problema non è quello che entra nella bocca,ma quello che ne esce?

Questo per intanto.
Poi continuerò,anche dicendo quello che dice l’ayurveda a riguardo.
Ma,per intanto,questo.

Con affetto
E.

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