Il facchino invisibile del cono d’ombra

Oggi un’amica mi ha chiamato per chiedermi un parere.
Era stata a vedere un reading di novelle gotiche,un po’ truculente e truci.
Ne era rimasta scossa e, parlandone con la sua compagna di avventura, si era sentita dare della bigotta, della limitata,perché non era riuscita a coglierne la bellezza o, meglio, non aveva pensato che altre persone potevano avere piacere a vedere rappresentate o raccontate certe parti buie e tremende del cuore umano.
La mia amica mi ha chiesto che ne pensassi,perché lei era rimasta senza parole adeguate,ma con quella sensazione di fastidio addosso…

Mi è stato insegnato che anche le espressioni più terribili dell’animo umano possono albergare nel nostro cuore.
Il nostro cono d’ombra, fatto di tutto ciò che non ci piace,che rifiutiamo,che ci infastidisce, è relegato,la maggior parte delle volte, nella cantina della nostra coscienza.
Finché rimane lì non crea,apparentemente problemi.
Quando qualcuno o qualcosa lo risveglia, è come ritrovare in soggiorno la credenza della nonna, sporca e tarlata.
A questo punto possiamo decidere di ripararla, di pulirla, di trovarle una nuova collocazione,o di buttarla via definitivamente.
Rimetterla,così come si trova,in cantina, è una opzione possibile,ma è un palliativo.
Alla fine la cantina si deve pulire, se non vogliamo essere sommersi dal nostro stesso ciarpame.
Quando qualcuno o qualcosa ci dà fastidio o ci scuote,è come se un facchino invisibile avesse portato in salotto dei mobili che non volevamo vedere.
A questo punto non possiamo prendercela con il facchino,ma dobbiamo capire perché non volevamo vedere quel mobile.
Una volta che l’abbiamo compreso, avremmo chiaro non solo cosa fare di quello lì,ma anche che quella tipologia di mobili non ci piace proprio o che,al contrario, ora ci piacciono tremendamente,per qualcosa che,prima, non avevamo nemmeno considerato.
Una volta che saremmo arrivati a quella presa di coscienza, saremmo pronti a qualsiasi pazzia del facchino invisibile, a cui,forse, daremo anche la mancia,per il lavoro sporco che fa per noi…

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