L’Eco della Rosa

Un giorno ascoltando Radio3 sentii un monaco camaldolese che diceva come,al monastero,erano soliti leggere i quotidiani almeno un giorno dopo.
Questa leggera sfasatura gli permetteva di accostarsi al mondo senza essere travolti dalla novità,dalla notizia fresca che non lascia il tempo di riflettere e di sedimentare gli avvenimenti interiormente.
Atteggiamento decisamente anti contemporaneo ma che apprezzo molto.
Amo anch’io la possibilità della giusta distanza,fisica e temporale,che evita l’identificazione e l’esagerazione in negativo e positivo.
Vorrei dunque scrivere qui un pensiero,a distanza di qualche settimana dalla sua morte,su Umberto Eco,che tanto ha contribuito alla mia formazione e non solo.
Mi sono laureata in filosofia teoretica con una tesi sul significato antropologico-filosofico del riso,Homo Ridens l’ho chiamata appunto.
Ho deciso questo tema dopo aver letto con estrema attenzione ed entusiasmo il Nome della Rosa.
Per me fu subitanea la decisione di voler capire il meccanismo del riso e di dargli il giusto peso nella fenomenologia umana,dopo averlo letto.
Ricordo che rimasi così colpita dal terrore con cui i protagonisti del libro ne parlavano, attitudine puramente umana di poter mettere in dubbio la creazione e di conseguenza Dio stesso,irridendola e deridendola.
All’epoca della mia decisione mi piacque enormemente il carattere eversivo e rivoluzionario del riso,che rispecchiava il mio essere antitradizionale e moderna.
Poi la vita mi ha messo sulla strada altre esperienze e altre persone e la tesi ne risentí,diventando,nella parte più interessante, un excursus sul riso come segno umano della letizia celeste,appartenente a tutte le tradizioni, e segno del caos nelle figure ritualistiche,tragiche carnevalesche.
Tutt’altra angolatura rispetto a Eco,MA senza il suo testo non sarei mai arrivata nemmeno a formulare certi pensieri.
Gli sono dunque grata,e non solo per quel testo.
Gli sono grata come insegnante di italiano per le Bustine di Minerva,capolavori in pillole,sintesi quasi sempre efficace e condivisibile delle faccende attuali,o antiche,reali o letterarie.
Gli sono grata come lettrice per il  primo e secondo diario minimo, che mi hanno fatto ridere (!) e pensare a Mike Buongiorno e la musica barocca,ai pasti degli aerei e all’estetica medievale, in ordine sparso e armonioso come un ombrello su una macchina per cucire.
Gli sono grata poi per avere contribuito ad elevare di più e più spanne il livello culturale italiano,di continuo e sempre ironicamente,e di aver contribuito a creare la Facoltà di Scienze della Comunicazione, che tanti amici hanno frequentato e apprezzato.
E poi, last but not least, di aver contribuito a creare il terreno ideale perché collettivi come Luther Blisset prima e Wu Ming poi,potessero nascere e scrivere.
Grazie Umberto,una Rosa in tuo nome

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...