UN UOMO non più STRANIERO

Giovedì mattina, Sanitaria di Pordenone, gestita da due sorelle fate, ma questa è un’altra storia.
Sto parlando con una di loro quando entra un signore, nero, elegantissimo (giacca di velluto e pantaloni con la piega centrale per intenderci) sorridente e con un marcato accento francese.
Saluta e si dirige verso uno dei commessi dicendo che aveva chiamato un po’ di tempo fa per ordinare qualcosa. Mentre il commesso va a prendere il suo ordine lui esce, sempre sorridendo, per vedere com’è la situazione vigili, visto che non aveva messo il tagliando.
Paga, saluta e va via.
Io ho sorriso per tutta la durata della simpatica scenetta.
Perché?
Perché nella mia piccola realtà di provincia italiana vedere uno straniero, intendendo con questo termine così ambiguo e mal usato, una persona che non appartenga alla propria realtà di appartenenza, che si comporta in maniera normale, fa gli acquisti come tutti, sorride e scherza sull’efficienza dei vigili, è cosa rara.
La normalità quotidiana della provincia sembra non riesca ad includere chi è arrivato nel nostro paese, anche da tanto.
E’ difficile vederne qualcuno al cinema, a teatro, a yoga, in biblioteca, al pub a bere una birra o in pasticceria a fare colazione.
E questo è un dispiacere per me, sempre.
Per questo vedere uno straniero che si comporta in modo normale mi ha fatto sorridere di piacere.
Quello che magari è già iniziato da tempo in altri Stati, con risultati dei più svariati, la fantomatica integrazione, da noi è ancora agli albori.
Vedere piccole schegge di normalità quotidiana condivisa e vissuta da tutti coloro che abitano e vivono un luogo, è per me un successo, del genere umano.
E mi sono ricordata di una delle frasi a parer mio più significative della Charaka Samhita, uno dei testi fondamentali dell’Ayurveda, che dice che solo lo sciocco immagina che il mondo gli sia nemico, mentre il saggio sa che l’universo tutto è amico e maestro.

2 pensieri su “UN UOMO non più STRANIERO

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